
Dario è uno che ti cattura. Portatore di una positività e allegria che non lasciano nessuno indifferente. Da calciatore ha calcato i campi della Serie A e vestito la maglia della Nazionale. Oggi è un imprenditore enologico, che ha fondato una propria cantina e produce vini di eccezionale qualità.
Noi abbiamo il privilegio di conoscerlo da tempo … ma forse è più giusto dire che “credevamo” di conoscerlo. Si perché quando in una nebbiosa mattina d’inverno ci ha aperto le porte di casa sua, abbiamo scoperto un Dario che non conoscevamo, e che - dobbiamo essere sinceri - forse non ci aspettavamo di trovare.
La sua casa infatti trasuda arte e raffinatezza. Statue, dipinti, fotografie, installazioni. Ogni angolo è una storia, ogni oggetto fonte di curiosità.
Molte delle statue sono opera di suo padre Dante, raffinato scultore che plasma il legno seguendo lo sviluppo degli anelli, creando soggetti dalle forme suadenti. Le pareti invece alternano fotografie a opere d’arte contemporanea.
Mentre ci accompagna coi suoi racconti fra opere, autori e dettagli, capiamo che Dario percepisce la materia che sta dietro l’opera, la manualità, la visione, il tempo di cui l’arte ha bisogno per emergere da un pennello, da uno scalpello, da un’idea.
Il tempo che trascorriamo a casa sua ci lascia letteralmente inebriati.

Poi insieme a lui ci spostiamo poco distanti dove, proprio sul perimetro di una splendida Villa Medicea, Dario ha la sua Cantina. Il luogo dove le uve, provenienti dalle morbide colline li attorno o dalle rugose terrazze dell’Isola del Giglio, trovano la loro espressione. Si trasformano. Acquisiscono corpo, colore, personalità.

Lì Dario non ci parla di litri, di bottiglie, di progetti, ma ci racconta di processi lenti, di attese, di tentativi, di errori, della magia della vinificazione, e della bellezza della vendemmia fatta di scarpe sporche, fatica e sudore.
“Il vino è un processo creativo, che richiede una visione e cura dei dettagli. Chimica, materia, amore e creatività. Tutto in un unico lungo viaggio”
Mentre ci parla guardiamo le bottiglie, le etichette, e riconosciamo il tratto e lo stile di opere appese alle pareti di casa. E all’improvviso con la mente ci sembra davvero di essere tornati a casa sua.
Forse perché, per Dario, casa e cantina sono lo stesso luogo. Il luogo del plasmare, del creare, dell’aspettare. Il luogo dell’arte.
L’arte del fare.
